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FACCIAMO CHIAREZZA |
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Recentemente sono circolate notizie inesatte sulla riconoscibilità di un potenziale pranoterapeuta. In questo nostro scritto desideriamo evidenziare alcuni punti che persone non informate sugli argomenti possono aver frainteso. FOTO KIRLIAN
In Unione Sovietica nel 1939 Semyon Davidovich Kirlian, durante la riparazione di un apparecchio elettrico scoprì per caso un fenomeno derivante da una scarica elettrica entrata in rapporto con una macchina fotografica: l’oggetto rimasto casualmente fotografato risultò circondato da una corona di raggi luminosi. Tale fenomeno, in seguito chiamato “effetto Kirlian”, incuriosì talmente S. Kirlian che egli, aiutato dalla moglie Valentina, cercò di riprodurre l’effetto ottenuto fotografando svariati oggetti.
La ricerca dei coniugi Kirlian culminò con la messa a punto di una macchina fotografica unita ad un apparecchio elettrico ad alta frequenza che permetteva di ottenere le fotografie dell’alone luminoso degli oggetti posti all’interno della macchina. La loro invenzione fu in seguito esaminata e perfezionata da alcuni scienziati russi ed europei fino a sviluppare quella che oggi viene definita “Camera Kirlian”; questa è composta da un generatore di campo elettrico oscillante dotato di elettrodi piatti con i quali viene messo a contatto l’oggetto posto su una lastra fotografica; nel momento in cui si indirizza una scarica elettrica si scatta una fotografia, che in questo modo evidenzia l’oggetto con le sue luminescenze.
Dai nostri studi scolastici ricordiamo che ogni materia vivente o non vivente, animale o vegetale, possiede un campo elettromagnetico. Anche l’uomo ha un proprio campo elettromagnetico che può essere evidenziato dalle foto Kirlian. In effetti le foto Kirlian hanno assunto grande risonanza proprio perché possono essere in grado di fotografare l’energia biologica. C’è infine da segnalare che l’effetto Kirlian è stato preso anche come prova giudiziale valida per assolvere alcuni pranoterapeuti dall’accusa di esercizio abusivo dell’arte medica (sentenze della Pretura di Domodossola del 9/10/1980 e della Pretura di Busto Arstizio del 4/4/1981). TEST “MUMMIFICAZIONE” (tessuto disidratato)
Sulla rivista “Minerva Medica” – vol. 77 – edita il 7 aprile 1986 sono state pubblicate ricerche e sperimentazioni pranoterapeutiche, alcune relative all’esame istologico di tessuto disidratato mediante la pranoterapia anche in Italia: “Presso il Laboratorio di Antropologia dell’Università degli studi di Torino è stato studiato con tecnica precisa un soggetto noto come pranoterapeuta e sono stati fatti esami istologici su preparati di tessuti da lui trattati (cute e muscoli) riscontrando che detti tessuti si presentavano molto simili a quelli prelevati da mummie egiziane già precedentemente studiati dallo stesso istologo. Sono stati anche esaminati preparati di fegato trattati praticamente e non trattati: mentre a distanza di un mese il fegato non trattato risultava irriconoscibile ed inutilizzabile per preparati, quello trattato mostrava consistenza dura, friabile, genericamente di aspetto mummificato e istologicamente era riconoscibile una impronta architettonica generale ovviamente alterata nel senso di una mancanza di nuclei evidenziabili e fini dettagli con contorni cellulari per la maggior parte assenti.” “Quadri istologici di parenchima epatico (fegato) di coniglio dopo trattamento pranico, studiati dal primario del Servizio di Anatomia e Istologia Patologica dell’Ospedale Provinciale di Alessandria, hanno evidenziato un ritardo altamente significativo nella comparsa dei fenomeni putrefattivi.”
Il test pubblicato sul nostro sito propone un esperimento che ognuno può effettuare e, se desidera, può portare o inviare a noi per la visione (gratuita). Infine quanto su esposto è consultabile sul nostro manuale “ABC della Pranoterapia” in dotazione ai nostri iscritti.
Inoltre ci preme ricordare un pensiero di Albert Einstein: “La scienza è il tentativo di rapportare la caotica varietà della nostra esperienza sensoriale a un sistema di pensiero logicamente uniforme. In tale sistema le singole esperienze devono correlarsi alla struttura teorica in modo che la coordinazione derivante sia unica e convincente. Le esperienze di senso sono la materia data. Ma la teoria che le interpreterà è elaborazione dell’uomo. Essa è il risultato di un processo di adattamento estremamente laborioso: ipotetico, mai del tutto definitivo, sempre soggetto a domande e dubbi. La formazione dei concetti a livello scientifico non differisce da quella della quotidianità in modo basilare, ma soltanto per una maggiore precisione di concetti e di conclusioni; per una più accurata e sistematica scelta del materiale sperimentale; e per una maggiore economia logica.” “L’intera scienza non è che un affinamento del pensiero quotidiano”.
http://www.lamedicinanaturale.com/wcms/ftp//l/lamedicinanaturale.com/ uploads/estrattominervamedica.pdf |
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18/06/2010 16.28.43 |
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